admin

/admin

About admin

This author has not yet filled in any details.
So far admin has created 30 blog entries.

Sfatiamo un falso mito e studiamo l’inglese

Sfatiamo un falso mito: sono italiano ed anche se non so l’inglese me la caverò! L’idea che siamo italiani e che l’arte di arrangiarsi è nel nostro DNA non funzionerà con la lingua inglese. State pensando che parlando italiano all’estero lentamente, magari gesticolando platealmente , servirà a farvi capire? Certo a Londra con cartina alla mano e nome della strada avete inteso le indicazioni: vi siete persi 4 volte, arrivati in ritardo e mancato l’orario del ristorante, ma alla fine ci siete arrivati. Spiace ricordare che “Hello, How are you?” e “Thank you” non significano parlare inglese se avete voglia di visitare realmente un luogo e conoscere i suoi abitanti, se volete fare amicizia, se volete vivere appieno usanze e tradizione. “Hello, How are you?” sono perfetti per il primo approccio con quella bella ragazza o quel bel tipo che vi sorride da lontano, ma prima che lei o lui ci salutino con un bel Thank You impariamo l’inglese! Contatta la sede più vicina per ottenere UN LIVELLO GRATUITO. Verona - Roma - Napoli - Palermo Oppure compila il form e sarai contattato da un nostro consulente.

Non diffidate degli inglesi, ma dei False Friends!

Di Emanuela Valenza Qualche tempo fa credevo che gli inglesi fossero strani, avessero la puzza sotto il naso, bevessero un sacco di tè e pranzassero a colazione. Credevo avessero un enorme problema con l’alcol e pure con gli astemi. Una volta, ospite dalla mia famiglia inglese alla pari, rischiai il digiuno per aver malauguratamente rivelato di non bere alcolici e di essere totally and completely abstemious (bere e mangiare moderato, frugale/teetotal). Se la presero così tanto che, da quel momento, mi sostentarono a suon di porridge e tè lasciandomi bramare per mesi una cena da fast-food! Una volta credevo che gli inglesi fossero esageratamente suscettibili. Se scesi dal letto col piede sbagliato, un complimento come: “You have a beautiful faeces (escrementi/faces) this morning!”, avrebbe potuto provocargli un secco “Fuck off”! Chissà allora chi aveva diffuso la voce della loro proverbiale compostezza, mi chiedevo. Una volta credevo che gli inglesi adorassero parlare del tempo. Seduti su una panchina durante una pausa, io e il mio vecchio collega londinese contemplavamo estasiati la bellissima e quasi rara giornata di sole. Così, credendo di fare cosa gradita, iniziai il mio discorso rompighiaccio “sillabando” queste parole: “What a beautiful place! There should be a good [...]

Quando imparare l’inglese è… a Piece of Cake!

di Emanuela Valenza I know you can straddle the atmosphere A tiny storm in your teacup girl Ero di buon umore quella mattina. La radiosveglia stava intonando le strofe di “Storm in a teacup”, una delle mie canzoni preferite dei Red Hot Chili Peppers. La fischiettavo allegramente tra una cucchiaiata e l’altra di latte e cereali quando all’improvviso - totally out of the blue (come un fulmine a ciel sereno), giunta al ritornello, pensai: per quale assurda ragione Anthony Kiedis ha “infilato un temporale in una tazzina da tè”? Io di inglese proprio non ci capivo nulla. Non era mai stato my cup of tea (non essere il mio forte). Avevo però il sospetto che se avessi grasped the nettle (prendere il problema di petto) e frequentato il corso d’inglese in Inghilterra, avrei finalmente saputo perché quegli strani eventi atmosferici intralciavano le colazioni del famoso cantante statunitense rendendo insonni le mie notti. Le avevo davvero tentate tutte, ma con l’inglese non ero mai riuscita ad essere the brightest color in the crayon box (essere la migliore). Così con l’umore under the weather (giù di tono), attendevo trepidante il giorno della partenza cool as a cucumber (calmo e composto). Ero giunta solo da [...]

“My Goodness, my Guinness”: la birra migliore si beve in Irlanda!

di Emanuela Valenza Vi ricordate quella puntata dei Simpson in cui Homer ha una particolare relazione con un cilindro di kebab? Molti di voi non potranno che essersi riconosciuti in quella delirante e clandestina storia d’amore, ma con un’altra fedele e irrinunciabile compagna di… kebab e di vita: la birra! Se tra i vostri obiettivi c’è quello di imparare velocemente l’inglese, una meta di tutto rispetto per abbandonarsi alle bevute epiche è sicuramente l’Irlanda. D’altronde è risaputo che il grado di apprendimento di una lingua è direttamente proporzionale al numero di bicchieri di birra che si bevono. Una delle cose che dovrete pertanto imparare ad apprezzare dell’Irlanda, oltre al clima poco clemente, è la sua bevanda nazionale. La birra, per gli irlandesi, è un vero e proprio rito conviviale che ha luogo all’interno dell’atmosfera goliardica dei pub irlandesi. Non c’è da stupirsi, quindi, se l’Irlanda conti più pub che musei e del fatto che ci si ritrovi spesso a familiarizzare con gli irlandesi davanti a una pinta di Guinness. “To the Irish a stranger is only a friend they haven’t met yet”, questo il motto e la filosofia irlandese. Ma di fronte ad una Guinness può accadere ben altro. Potreste, [...]

Shrove Tuesday: volete partecipare alla Pancake Race?

di Emanuela Valenza In principio era pane, burro e marmellata. E’ il 16 Dicembre 1994, quando il sicario Vincent Vega, personaggio del film cult “Pulp fiction” interpretato da John Travolta, irrora di sciroppo d’acero una pila di “blueberry pancakes” davanti agli occhi ammaliati di milioni di persone. E’ l’anno in cui Mr. Tarantino da inizio alla campagna di propaganda culturale che diffonderà in tutta Europa quegli elementi simbolo della cultura pop americana. Se il primo “pancake” della storia (o qualcosa di molto simile) venne consumato tra le Alpi da Otzi ben 5.300 anni fa, la diffusione del tipico dolce americano in Italia è, quasi per certo, merito del regista statunitense. Nella cultura inglese e americana, il pancake è sacro. E lo è al punto tale da essere stata istituita apposita ricorrenza con tanto di festeggiamenti di rito. E così, mentre in tutta Italia si disseminano sagre commemorative di specialità culinarie come quella degli stacchioddi pugliesi, del casizolu sardo o del barbazzo umbro, oltralpe il popolo anglofono onora il dolce nazionale con la "Pancake Race" che viene disputata durante il periodo dello Shrove Tuesday (il Martedì Grasso), meglio conosciuto come Pancake Day. Se la vostra conoscenza del popolo anglosassone non va oltre il [...]

Siamo ancora figli del mito americano?

di Emanuela Valenza Qual è la prima cosa che vi viene in mente quando pensate al decennio anni ’80-’90? Gli “inservienti” un po’ pigri della mia memoria a lungo termine (chi ha visto il film di animazione “Inside Out” sa di cosa sto parlando!) stanno già lanciando nell’etere tutta la sfilza di motivetti delle sigle dei cartoni animati anni ’90 e dal labirinto della memoria vengono riesumati reperti archeologici come il mitico Game Boy o la pettinatura discutibile, ma all’epoca molto in voga, di Bjork. Molti di voi non potranno non ricordare l’abbigliamento vagamente grunge dei teenager ispirato ai personaggi del panorama musicale o delle serie tv più famose dell’epoca: jeans ascellari alla “Brenda Walsh”, pantacollant e pettinature cotonate stile Madonna e i camicioni fluo di Will Smith in “The Fresh Prince of Bel-Air”. Le serie tv americane dei primi anni ’80-’90, come “Beverly Hills 90210”, “Willy il principe di Bel-Air” o “I Robinson”, non hanno solo allietato i pomeriggi della Generazione Y o contribuito ad accrescere il numero di foto della nostra infanzia di cui vergognarci, ma hanno anche cambiato il mondo in modi più o meno improbabili, consacrando i principi culturali dell’attuale e incontrastato “mito” americano. Successo, liberalismo e [...]