di Emanuela Valenza

I know you can straddle the atmosphere
A tiny storm in your teacup girl

Ero di buon umore quella mattina. La radiosveglia stava intonando le strofe di “Storm in a teacup”, una delle mie canzoni preferite dei Red Hot Chili Peppers. La fischiettavo allegramente tra una cucchiaiata e l’altra di latte e cereali quando all’improvviso – totally out of the blue (come un fulmine a ciel sereno), giunta al ritornello, pensai: per quale assurda ragione Anthony Kiedis ha “infilato un temporale in una tazzina da tè”?

Io di inglese proprio non ci capivo nulla. Non era mai stato my cup of tea (non essere il mio forte). Avevo però il sospetto che se avessi grasped the nettle (prendere il problema di petto) e frequentato il corso d’inglese in Inghilterra, avrei finalmente saputo perché quegli strani eventi atmosferici intralciavano le colazioni del famoso cantante statunitense rendendo insonni le mie notti.

Le avevo davvero tentate tutte, ma con l’inglese non ero mai riuscita ad essere the brightest color in the crayon box (essere la migliore). Così con l’umore under the weather (giù di tono), attendevo trepidante il giorno della partenza cool as a cucumber (calmo e composto). Ero giunta solo da qualche ora nella mia stanza londinese, con non poca fortuna e dropping bricks (fare gaffe) per trovare la strada. Non avevo mai visto così tanti inglesi tutti in una volta!

Posai le valigie, mi sedetti sul letto e let the cat out of the bag (spifferare un segreto): “E’ tutta colpa tua, Anthony Kiedis” – gridai. Stavolta non avrei potuto schivare i turisti inglesi come facevo di solito nella mia città italiana, prima o poi sarei dovuta uscire fuori dalla stanza e affrontare il mio nemico di sempre. I was really in the soup (essere nei guai)Nonostante avessi heart in mouth (cuore in gola) e cold feet (essere spaventati) per via delle pessime figure che mi attendevano, avevo pure una fame pazzesca.

Uscii dalla stanza e mi diressi verso il corridoio. Fu lì che incontrai il mio futuro insegnante d’inglese, Mr. Idioms, il quale vedendomi parecchio under the weather (giù di tono), mi chiese: “What’s up, girl?”.

Oh, I know that is stupid, but I’m worried for my english” – esclamai titubante.

Don’t worry and keep your hair on*! – proseguì egli, entusiasta. “Learning English is a piece of cake*! You have to work your fingers to the bone* and Bob’s your uncle*!” – disse in tono ironico.

E adesso chi è questo zio Bob?, pensai. Mio zio si chiamava Gigi e purtroppo aveva pure kicked the bucket! (passare nell’aldilà)

Non feci in tempo a riflettere sulla mia nuova presunta genealogia che il pensiero venne bruscamente interrotto dal brontolio del mio stomaco e dall’immagine della piece of cake. Una torta sarebbe sicuramente riuscita ad alleviare il mio mal d’inglese, ma non c’era neanche l’ombra di una fetta! Mi guardai intorno pensando che Mr. Idioms fosse uscito fuori di testa.

Trascorsero i mesi e il mio inglese migliorava di giorno in giorno. Blue in the face (stanca) per il tanto impegno e la voglia di imparare, mi resi conto dei miei progressi quando finalmente riuscii a svelare il senso di quel temporale che imperversava nella tazza da tè di Anthony Kiedis. Come cantava Freddie Mercury in Friends will be friends, quella fu per me una red Letter Day – (una giornata da ricordare). Compresi che con Kiedis condividevo adesso “un temporale in una tazza”. Anche la mia esperienza con l’inglese era stata infatti a “tiny Storm in a Teacup” – (Tanto rumore per nulla)!

Ma avevo almeno imparato l’inglese. E per questo ero semplicemente ed entusiasticamente over the moon (al settimo cielo).

*keep your hair on= stare calmi

*a piece of cake= è semplice

*work your fingers to the bone= lavorare tantissimo

*Bob’s your uncle= ed è fatta!

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